Minibasket: Festa di fine anno in famiglia

L’estate non sta finendo, ma un anno se ne è andato. La stagione del minibasket si conclude con la solita festa che inizia in campo, per finire in giardino … anche se c’è una pizza ancora che aspetta d’ essere mangiata!

Diversamente dal solito, complice anche un orario  tardo pomeridiano, ha visto la partecipazione di tutti (si avete capito bene), di tutti i “lupi argentati”, al secolo le mamme ed i papà dei nostri lupetti. Le temperature stile ferragosto, non hanno impedito ai nostri “diversamente giovani”, d’indossare canotta e pantaloncini, per testare con le proprie mani, cosa significhi allenarsi. La sfida proposta da quei due monellacci di Francesco ed Alessandro, consisteva nel lanciare i papà e le mamme, in alcuni (facili) esercizi lavorati dai ragazzi negli ultimi tempi. Risultato tecnico apprezzabile, con qualche sorpresa, che ha fatto strabuzzare gli occhi ai due istruttori. Insomma c’è cauto ottimismo, basta solo attendere. Una maturazione lenta come del buon parmiggiano 42 mesi!!! Per ora ci godiamo il divertimento, che abbonda e che comunque è la marcia in più per crescere.  

Siamo riusciti a strappare un paio di battute ai due istruttori, che riportiamo qui di seguito, giusto per la fredda cronaca, che co’ sto caldo … 

Contenti?

                Assolutamente si. Tutte le famiglie ed i ragazzi sempre presenti, anche quando c’erano ponti e feste. L’ennesima riprova, s’è  vista oggi in campo. Oltre alla solita e scontata partitella, mamme&papa vs nani, abbiamo avuto tutti in campo anche per fare esercizi di basket. Un mini allenamento. Si sono messi in gioco, pur di partecipare. Qualcuno ha anche anticipato il rientro in aereo dal lavoro, e questo era tutt’altro che scontato! 

Anche tecnicamente?

                La base di partenza era molto diversa. Diverse annate, diverse esperienze. Siamo riusciti a portare tutti allo stesso livello. Adesso viene il bello…

Perché?

                Perché non era facile, ma molto più semplice di quello che dovrà ancora avvenire. il difficile viene adesso. Abbiamo dato ai ragazzi gli strumenti per giocare, adesso dovremo essere bravi (attenti e capaci), per fare quel passo avanti che serve, raccordando un po’ tutto il lavoro. 

Verso quale obiettivo?

                L’obiettivo è quello di riuscire a costruire, mattoncino, dopo mattoncino, un gruppo di ragazzi che possa domani (beh anche dopo domani in effetti), formare una under 13. La TIBER, anche attraverso le proprie collaborazioni aperte, mira a svolgere un lavoro comune, con scadenza a lungo termine. I ragazzi hanno conosciuto gli altri, hanno giocato insieme e fatto allenamenti comuni. L’obiettivo proposto dal DS Santucci e dal referente tecnico di settore Donati, è sempre uno, ed unico. I piccoli successi che questi ragazzi possono ottenere adesso, devono essere la leva per alimentare l’entusiasmo e la passione, preparandoli per le sfide che arriveranno in seguito. Quanti più ragazzi riusciranno a potersi misurare con capacità con quelle sfide (saper fare), quanto il successo di questo lavoro sarà largo e soddisfacente, per tutti, soprattutto per noi  (Francesco ed Alessandro). 

Qualche aneddoto?

Lavorare con ragazzi in questa fascia d’età, porta ad avere centinaia di situazioni curiose e divertenti da poter raccontare. Alcune potrebbero alimentare risate per diversi minuti. Più che altro è divertente sentirli parlare quando usano  un linguaggio tecnico tutto loro, un mix di quello più serio utilizzato “ tra grandi”, ma contaminato dalla propria fantasia. Una miscela assolutamente dirompente che a volte ha fatto scattare le nostre risate incontenibili anche in campo. Il bello è stato che si capivano alla perfezione! 

Tra questi ragazzi vedete qualche talento?

                Tutti! Tutti i nostri ragazzi sono talentuosi, nessuno escluso, e guai a chi possa dire il contrario. Se lo sono, non è certo per nostro merito. Il loro futuro è bianco, è un foglio che nessuno ha ancora scritto e con spazi vuoti  (di esperienze da fare) giganteschi da riempire. La cosa che ci rende più orgogliosi di tutto, è l’avere un gruppo che pur con le differenze che accennavamo prima, hanno saputo  fare squadra senza interventi forti da parte nostra. Noi abbiamo solo presentato gli argomenti. Il resto è merito loro. Abbiamo insistito sul senso di gruppo, d’appartenenza. Abbiamo portato nei nostri allenamenti giocatori (della prima squadra e dell’U20), ed allenatori della TIBER. Li abbiamo fatti partecipare alle partite della DNC “Gold” in un anno magico che ha portato alla promozione in DNB. Abbiamo lasciato che loro stessi, assegnassero le fasce di “migliore” in allenamento, secondo criteri non di bravura, stimolandoli a riconoscere nel proprio compagno un valore per la squadra. C’abbiamo messo mesi, ma alla fine siamo riusciti a portare a casa il risultato. Ecco qui si che abbiamo un aneddoto da citare. All’ultimo allenamento, i due ex bravi del precedente, hanno identificato un solo “bravo”, il medesimo. Questo a conferma che abbiamo chiarito bene quale fosse lo spirito, fornendo un comune senso di valutazione evidentemente condiviso.

Sono cresciuti!

                Esattamente. Li abbiamo accompagnati nella direzione che ovviamente volevamo prendessero, ma con tutta la libertà di sbagliare. Li abbiamo responsabilizzati. La possibilità di bere quando vogliono sembra una conquista di una vetta altissima, anche se in realtà è solo il frutto di un lavoro iniziato sin dal primo allenamento. L’importante è stabilire bene i punti cardinali del lavoro, ed andare avanti confidando nella proposta. All’inizio si fa un passo avanti e due indietro, ma alla fine …

Adesso?

                Summercamp a parte, adesso si stacca la spina per qualche tempo, anche se in realtà cercheremo di tenere vivo l’entusiasmo … anche in vacanza, sperando di riuscire a realizzare un ideuccia che abbiamo in testa. A settembre si ricomincia, e non vediamo l’ora. Nei ringraziamenti dovuti alle famiglie, vogliamo certamente comprendere anche quelli per la TIBER, che c’ha dato la possibilità di lavorare sempre nella migliore condizione, anche aumentando l’orario d’allenamento (fatto non da poco). Io (Alessandro), sono fortunato ad avere avuto la possibilità di lavorare con Francesco, essendo lui un buon giocatore, ho imparato molto tecnicamente. Se abbiamo fatto bene, non dobbiamo essere certamente noi a dirlo, è soprattutto perché ci siamo trovati. Abbiamo fatto squadra e ci siamo noi per primi divertiti. Il resto è venuto di conseguenza.

 

Risate, divertimento e “lavoro”. Ogni risposta che i due istruttori c’hanno dato, comprendeva questi elementi. Non sarà una ricetta magica, ma senz’altro di successo!

 Il video della festa

Ufficio Stampa US TIBER BASKET

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